Materiali proposti e commentati da Umberto Pini

 

File audio del seminario del 27 ottobre 2008

{audio autostart}http://www.gaetano-mainenti.com/home/images/stories/suono1/suono1.mp3{/audio} 

 

 

 

Spettrogramma della parola “mano”



Uno spettrogramma è la rappresentazione grafica dell'intensità di un suono in funzione del tempo e della frequenza o, in altre parole, è la rappresentazione grafica della funzione reale i delle variabili reali t ed f: i(t,f).

 

 

 

 

 
 

Windowlicker è un singolo del musicista Richard D. James, sotto lo pseudonimo Aphex Twin, pubblicato dalla Warp Records nel 1999. L'artwork è opera del gruppo The Designers Republic. Il singolo ha raggiunto la posizione 16 nella classifica dei singoli del Regno Unito.

Il nome del singolo deriva dal termine dispregiativo windowlicker, ossia una persona con handicap mentali. La parola deriva anche da una traduzione letterale dal francese di faire du lèche-vitrine, significa "window-shopper" (colui che guarda le vetrine dei negozi senza comprare nulla): un secondo significato che viene messo in evidenza nel video della canzone.

http://it.wikipedia.org/wiki/Windowlicker#Collegamenti_esterni

 
 
 
 

 

 

Questa figura è il risultato dell’analisi spettrografica di una parte del brano “windowlicker”(1999).

E’ stata scoperta per la prima volta dal diciannovenne Jarmo Niinisalo analizzando la traccia audio grazie ad un plug-in di winamp per la visualizzazione dello spettro d’onda.

La visualizzazione dell'immagine stessa non è possibile con una copia del brano in mp3, visto che i tagli di frequenze inudibili compromettono i dati necessari alla composizione del volto.

Ciò che abbiamo di fronte è un esempio di strettissima relazione tra suono ed immagine.

E’ stata ottenuta grazie ad un programma chiamato “metasynth” grazie al quale è possibile ottenere suoni tramite l’analisi di immagini. La conseguenza di questo processo è la visualizzazione delle stesse durante l’analisi spettrometrica dei suoni.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La possibilità di trasformare le immagini in suoni, e viceversa, è un prodotto dell’era elettronica. Il formato standard per immagini e suoni usa essenzialmente la stessa tecnica per la codifica dele informazioni. I file Bitmap, ad esempio, riproducono le immagini archiviando ogni singolo, microscopico punto dell’immagine. Ogni punto è un punto di rappresentazione individuale. Dando al computer la capacità per contenere grandi quantità di informazioni dettagliate, Le cosiddette “bitmaps” si avvalgono della proprietà di mantenere la più alta qualità possibile.

I file audio in formato “wave" lavorano allo stesso modo, archiviando ogni singolo punto della forma d’onda in un piano cartesiano. Il computer, in altre parole, ha attraversato la separazione tra musica e immagine poiché le immagini e i suoni vengono archiviati allo stesso modo, la sola cosa che determina la loro forma è come essi vengono interpretati.

http://www.epidemic.ws/mak_press/neural_it.htm

 
 
 
 
SKOLTZ_KOLGEN

FLùuX:/terminal V 5.2

Performance Image Sound

-Dyptic rétinal for two screens (45”) 2006


Flùux:/terminal è una performance “bipolare” che Skoltz Kolgen hanno definito “dittico retinico”. Come ogni loro lavoro, accuratamente testato e realizzato, la loro ricerca stabilisce un punto di contatto tra suono e immagine, ma flùux:/terminal spinge il dialogo tra i due elementi molto più avanti:la loro performance crea una traiettoria drammatica, alimentata dalla tensione stereofonica.

In Flùux:/Terminal le immagini sono proiettate su due schermi, in parallelo, attraverso particelle luminose, film o fotografie, e wireframe displays. L’audio è un alter ego della stereofonia visuale:ripartito in due sul fronte destra/sinistra, viene de sincronizzato e influenza i rispettivi canali video, distorcendo le immagini e lasciando su di esse la loro impronta.

Un’esperienza “bipolare” dunque costruisce linee duali in tensione tra universi audio/video indipendenti ma correlati, ridefinendo lo spazio-tempo in termini di simmetria e asimmetria.

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

SKOLTZ_KOLGEN

OVSKII

(2002)


Per la realizzazione di OVSKII, il duo realizzò espressamente “LOEEFREK”, uno strumento digitale che può essere impiegato per manipolare e tradurre fonti sonore in una matrice visuale in formato “bitmap” in tempo reale.

Invece di consentire semplicemente al suono di influenzare la visualizzazione, LOEEFREK può intervenire su entrambe mentre ne viene rappresentata la matrice. Queste manipolazioni sono inizialmente in tempo reale, attraverso algoritmi casuali generati dal programma e decisioni creative fatte dagli artisti.

Il risultato di questa alchimia digitale è un ibrido: un pigmento acustico.I suoni e le immagini prodotte sono fuse e continuamente amalgamate con loro stesse.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Ryoji Ikeda è un compositore elettronico e sound artist leader in Giappone. La sua attività si concentra sulle minuzie degli ultrasuoni, delle frequenze e sulle caratteristiche essenziali del suono. Dal 1995, Ikeda è stato particolarmente attivo con concerti, installazioni, e registrazioni che integrano suono e immagini. Nelle opere dell’artista, la musica, il tempo e lo spazio sono delineati da metodi matematici poiché Ikeda esplora il suono come sensazione, accantonandone le proprietà fisiche per svelarne le relazioni con la percezione umana.


Nato nel 1966 a Tokio e attivo dall’inizio degli anni ’90, Ikeda polverizza il suono digitale fino a renderlo particella atomica contenente però tutti tutti gli elementi della struttura maggiore da cui deriva, particella che lotta per occupare, sotto la direzione di Ikeda, lo spazio per manifestarsi, esistere uan frazione di secondo, per tornare al grande nulla da cui era scaturita.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
data.tron è un’installazione audiovideo in cui ogni singolo pixel dell’immagine visiva è strettamente calcolato da principi matematici, composti da una combinazione di matematica pura e dall’ampio mare di dati presenti nel mondo. Queste immagini sono proiettate su un ampio schermo, ampliando ed intensificando la percezione e l’immersione totale dello spettatore nell’opera.
 
 
 
 
 
 
 
 
datamatics [ver 2.0] è la nuova versione lunga dell’acclamato concerto audiovisivo di Ryoji Ikeda. Ikeda ha sviluppato in modo significante la precedente versione di questo pezzo (inaugurato nel marzo 2006), unendo la seconda parte commissionata. Guidato dai principi primari di datamatics, ma decostruendo oggettivamente i suoi elementi originari – il suono, il visivo ed il codice sorgente – questo nuovo lavoro crea un tipo di meta–datamatics. Ikeda utilizza computazioni programmate real-time e data scanning per creare una nuova sequenza estesa che è una successiva astrazione del lavoro originale.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il duo finlandese dei Pan Sonic, formatisi nel 1994 con il nome di Panasonic, poi modificato su esplicita richiesta della major giapponese, i Pan sonic si sono affermati sulla scena techno sperimentale internazionale con una successione di tre album che ne hanno rivelato il talento (Vakio, 1995, Kulma, 1997, A, 1999, tutti per l’indipendente Blast First live).


Assertori convinti dell’interattività tra le arti, Mika Vainio e Ilpo Vaisanen hanno inoltre ricevuto numerosi riconoscimenti per le loro installazioni, non ultima un’esposizione al MoMa di N.Y. nel 1997; una fama, quella di artisti elettronici sempre all’avanguardia, consolidata e ampliata dalla collaborazione con Ryiuchi Sakamoto e con Bjork, della quale Mika Vainio ha remixato la splendida “Headphones”. I due protagonisti della techno sperimentale sono giunti alla loro quarta fatica discografica con una performance audiovisiva ad altissimo impatto emozionale, mix sconcertante di suoni e immagini, che si confondono e interagiscono fino a fondersi in un unico battito, flusso di sensazioni che avvolge lo spettatore dalla testa ai piedi, lento ma irresistibile.
 
 
 
 
 
 
 
Ogni suono è prolungato all’infinito, ripetuto fino a creare un’intensa partecipazione fisica, e poi deformato, esplorato in tutte le sue possibilità, distorto fino a mutarsi in rumore: è il rovesciamento del processo creativo, non più dall’indistinto verso l’intelligibile, dal naturale all’artificiale, ma. al contrario, il suono implode, rientra in sé stesso e nel caos che l’ha generato, è l’artificio iperbolico che riproduce il naturale al suo livello più elementare: eccoci nel ventre materno, unico rumore il battito del cuore, come unica costante, in questo flusso sonoro, il ritmo incessante della techno. Il tutto all’insegna di un minimalismo estremo, a dimostrarci che non è l’oggetto in sé, ma il contesto, il flusso, a dare senso a ciò che vediamo e sentiamo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Autechre


Le loro sinfonie elettroniche nascono da architetture complesse, basate su tempi inusuali e suoni distorti, con un uso massiccio di voci filtrate e riverberi digitali.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gruppo: Autechre [www.autechre.ws]

Titolo: Gantz Graf

Label: Warp Records

Anno: 2002

Ep estremamente interessante, Gantz Graf consta di tre brani, di cui il primo è senza dubbio estremo, basato su un lavoro ritmico impressionante e su parti melodiche che si muovono all’interno di una struttura in continuo movimento (effettivamente, per comprendere appieno questo brano è suggerita la visione del video, memorabile, di Alexander Rutterford). Le altre due tracce sono di più facile assimilazione: la seconda è più canonica, mentre la terza colpisce per la linea melodica raffinata e suggestiva. Un lavoro in generale abbastanza ostico, di avanguardia di qualità.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Carsten Nicolai, aka Alva Noto, è uno degli artisti più stimati del contesto della cultura elettronica internazionale, e la sua musica e le sue immagini sono arrivate nei centri d’arte contemporanea più importanti del mondo, dal Guggenheim di New York alla Biennale di Venezia. Nelle sue sinestetiche performance live, Nicolai esplora e sperimenta la fisicità del suono elettronico: processa suoni ambientali, clicks e glitches per creare precise astrazioni musicali, di cui, in tempo reale, elabora inedite visualizzazioni.


http://www.fucine.ws/print.php?sid=2435
 
 
 
 
 
 
 
 
 

titolo PROTOTYPE 6

audio ALVA NOTO

video KARL KLIEM

production DIENSTSTELLE
 
 
 
 
 
 

during his first live tour in japan carsten nicolai met ryuichi sakamoto in tokyo. a year after it happened that he was asked to remix material from sakamoto for the japanese magazine code unfinished.

"… the material that was given to me was already layered with digital effects. from one little clean piano piece i made the first track. those simple piano chords i combined with a clear rhythm constellation. … somehow ryuichi was very surprised and really liked my work. weeks later he sent me another specially for this project recorded track."

 
 
 
 
 
 
SIGNAL Alva noto Frank Bretschneider Olaf Bender - Padova
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Da Vienna a Parigi. Dal Glitch a suoni levigati e orchestrali. Dal guitar box ai moderni software digitali. Un viaggio nella mente e nella musica di Christian Fennesz: l'uomo chiave della musica elettronica contemporanea. Lo special comprende: una introduzione, una biografia minima, una lunga intervista esclusiva e le recensioni degli album e dei singoli.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Quella di Tim Hecker è “musica per stati d’animo da 4:00 del mattino”, come ebbe a definirla egli stesso. Situate in un territorio di nessuno in cui l’ambient diventa rumorosa, si sporca di interferenze e disegna astratte apologie alla malinconia, le composizioni del musicista canadese sembrano nascere miracolosamente dallo scontro tra la freddezza digitale del laptop e il calore umano dell’abbraccio romantico. Tutta la weltanschauung del musicista di Montreal.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
The Leveling (Tim Hecker-Chimeras-Harmony In Ultraviolet)