Materiali proposti e commentati da Neil Barbisan, Marcella Basso, Giulia Buono, Anna Fietta, Micaela Leonardi, Gaetano Mainenti, Martina Maitan, Nereo Marulli, Umberto Pini, Paolo Polloniato, Matteo Schenkel, Fabio Uda...
File audio del seminario del 6 aprile 2009
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“Think about the airplain’ burst, when the airplane goes over sound speed, there’s a boom!... I’m interested to sound connection and disconnection”. E così Carsten propone un vero e proprio esperimento che puzza di gas e il risultato è un valore che dà il titolo all’opera:
“334 m/s” che equivale a
c air = 331,5 m/s √ 1+ v/°C/273,15
334 m/s (1238 km/h) è la formula di questa rottura, la formula dello scoppio di Nicolai, il segno di un evento che dura pochi attimi, la motivazione fisica di un’aspettativa che si realizza e si risolve a intervalli regolari.
Nelle due sale della fondazione l’artista rende visibile il fenomeno fisico della rottura della barriera del suono, allestendo due tubi di plexiglass, tra loro connessi attraverso una centralina e alimentati ciascuno da una bombola a gas. Una fiamma brucia e carica di energia l’ambiente dei tubi fino alla semi-saturazione. La risultante è un flusso di energia che rimbalza da un tubo all’altro, producendo veloci scariche di gas che rotolano come delle sfere dentro i tubi stessi.

Carsten Nicolai
334 m/s, 2007, installazione, fondazione Volume!
foto Raffaella Bordini
“Mi interessa il desiderio dell’uomo di costruirsi la propria dimora, l’azione del contadino nello squadrare il campo per la coltura. Tutte azioni che vengono dirette da leggi ben precise, frutto di un pensiero e di un calcolo che determinano anche una estetica”.
"Quando cominciai a usare il ferro e il cemento, la scelta di queste materie non fu determinata da interessi espressionistici o materici, ma solo come mezzo per realizzare un'idea. E l'idea è sempre quella, un'idea fissa, costante, il costruire, lo strutturare'
"Dopo un periodo di crisi nera, durante il quale ho pensato e disegnato molto, ho riempito fogli e fogli, anche piccolissimi, per fermare i miei gesti di pensiero", spiega l' artista, "sono arrivato a circoscrivere un nuovo tema, ancora per me in buona parte misterioso, concentrandomi nella riflessione sul primo segno del passaggio dell' uomo sulla terra. I primi Cementarmati erano suggeriti dall' esigenza di ricostruzione dopo la tabula rasa dell' informale e di superamento della pittura nella scultura e di questa nell' architettura...". Nelle Dimore e nei Muri d' ombra c' era la ricerca di uno spazio metafisico, negli ultimi Spazi di ferro, di una più serrata, quasi maniacale costruttività.
Uno degli avvenimenti che ha sempre tenuto conto dei nuovi fenomeni artistici, anche di quelli apparentemente più strani e meno legati all’arte ufficiale, è da considerarsi Documenta di Kassel. In questa manifestazione, nel 1997, Carsten Holler ha realizzato, insieme a Rosemarie Trockel , A housefor pigs and people.
“Gli spettatori potevano osservare dei maiali posti all’interno, ma si vedevano anche essi stessi riflessi negli specchi che tappezzavano i muri della porcilaia. All’interno del locale, il muro era, in realtà, uno specchio senza stagno, quindi trasparente, attraverso il quale il pubblico poteva vedere i maiali e gli spettatori, a loro insaputa.
In questo montaggio, spiega il critico Daniel Birnaum, Trockel ed Holler, mettendo in evidenza la linea di demarcazione tra umanità ed animalità spingono gli spettatori a porsi la stessa domanda: “Che cos’è l’animale? Che cosa è l’uomo?”.




(…) Volle la cattiva stella dello sventurato Sancio che fra coloro che colà trovavansi, fossero quattro battilana di Segovia, tre merciai del porto di Cordova e due di Siviglia, gente allegra e dabbene, ma pronta sempre alle burle; i quali come se un medesimo spirito gl'instigasse e movesse, accostaronsi a Sancio e lo fecero smontare dall'asino; uno poi di essi andò a prendere la coperta del letto dell'oste, sulla quale distesero lo scudiere; quindi alzati gli occhi, e vedendo che il soffitto era troppo basso al loro bisogno, deliberarono di uscir nel cortile che aveva per coperchio il cielo, ed ivi posto Sancio in mezzo al copertoio, cominciarono a sbalzarlo in alto, e togliendosi lo spasso che alcuni si prendono di qualche cane nella stagione di carnovale. Furono sì alte le strida del povero sobbalzato, che giunsero all'orecchio del suo padrone; il quale, fermatosi ad ascoltare con grande attenzione, credette che fosse per accadere qualche nuova avventura, ma poi conobbe che quegli che gridava era il suo scudiero. Volta la briglia, e col pesante galoppo del suo Ronzinante, ritornò nell'osteria, e trovandola chiusa la girò tutt'intorno per vedere se ne scoprisse l'ingresso; ma giunto alla muraglia della corte, che non era troppo alta, scoperse il cattivo giuoco che facevasi del povero Sancio. Lo vide calare e salire per aria con tanta grazia e prestezza, che se non fosse stato coll'animo inviperito ne avrebbe riso egli stesso. Provò di arrampicarsi dal cavallo sul muro, ma non gli fu possibile, tanto era ancora pesto e malconcio, però d'in sul cavallo, cominciò a scagliare tante villanie e tanti vituperii contro a quelli che facevano balzar Sancio, che non è possibile scriverli: e nondimeno coloro senza curarsi de' fatti suoi, e in mezzo alle risa continuarono a mandar Sancio in aria; il quale divenuto volatore ora gridava, ora minacciava, ora pregava, ma tutto questo poco giovò, perché non lasciarono il giuoco se non quando ne furono stanchi. Allora gli ricondussero nel cortile il suo asino, e ve lo posero sopra coprendolo ben bene col suo gabbano; e la compasionevole Maritorna, vedendolo affannato a quel modo, gli porse un boccale di acqua attinta allora allora dal pozzo. (…)
Enclosures
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri avvenuta in Inghilterra tra il XII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell'aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale. Tale sistema però fu reso necessario dal continuo aumento della domanda di beni agricoli alla quale il vecchio sistema agricolo non poteva far fronte in quanto i terreni erano coltivati da contadini che si occupavano dello stesso campo solo per un anno, e che quindi non erano motivati a migliorare le condizioni del terreno. Con le enclosures i grandi latifondisti fittarono i terreni a coltivatori diretti che se ne occupavano, pagando però fitti molto alti, per diversi anni, apportando miglioramenti quali-quantitativi all' agricoltura inglese.
Leggi sulle recinzioni
Fra il 1700 e il 1810, il Parlamento inglese ha emanato una serie di Enclosures acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni, in particolari i campi aperti (open lands) e i campi comuni (commons lands).L’Inghilterra possedeva innumerevoli piccoli proprietari terrieri (yeomen) i cui possedimenti erano piccoli e sparsi riducendo la possibilità di introdurre innovazioni e di conseguenza di migliorarne i rendimenti. Le leggi sulle recinzioni hanno favorito la redistribuzione e il raggruppamento delle terre ingrandendone la dimensione, a tutto vantaggio dei grandi proprietari che spinsero e sostennero queste leggi.
I piccoli proprietari terrieri (yeomen) furono le prime vittime della trasformazione economica inglese del XVIII secolo, in quanto furono spesso obbligati a vendere le loro terre non avendo risorse sufficienti per effettuare le recinzioni. Anche i cottagers, che non possedevano terre proprie ma beneficiavano dell'accesso alle terre comuni destinate a scomparire, persero una fonte importante di sussistenza e furono spinti o a lavorare per i grandi proprietari o a cercare fortuna nelle città. Gli yeomen e i cottagers contribuirono così ad alimentare la forza lavoro della quale l’industria nascente necessitava.
High-farming
L’aumento della dimensione del singolo appezzamento di terra e la loro recinzione permisero un incremento della produttività agricola attraverso l’introduzione di nuove tecniche, generalmente definite con il termine Sistema di Norfolk, dal nome della contea inglese dove, verso la metà del XVIII e sotto la spinta del pioniere Lord Townshend, vennero sperimentate e successivamente pubblicizzate importanti innovazioni. In particolare si ritengono:* l'abbandono progressivo del maggese e l'introduzione di una rotazione continua delle terre;
* l'introduzione e l'estensione di nuove culture;
* il miglioramento degli utensili tradizionali e l'introduzione di nuovi;
* la selezione delle sementi e dei riproduttori animali;
* l'estensione e il miglioramento delle terre arabili (drenaggio del suolo e spargimento di concime animale;
* l'estensione dell'uso dei cavalli nei lavori agricoli.
Più tardi, anche Arthur Young [1] contribuì alla conoscenza e alla diffusione delle nuove tecniche agricole.
La produttività del lavoro agricolo aumentò del 90% fra il 1700 e il 1800, mentre la popolazione attiva nell’agricoltura passò dal 70% al 37%.
Parkour
Cos'è il parkourIl Parkour è l'arte di sapersi spostare.
Il principale obiettivo di questa disiplina è quello di raggiungere la padronanza del corpo e della mente per superare gli ostacoli che ci circondano tracciando un percorso che vada da un punto A ad un punto B nella maniera più fluida possibile.
Molto spesso all'interno dei percorsi vengono inseriti elementi di Freerunning, ovvero viene espressa una parte più creativa che efficiente. Noi di parkour.it siamo molto moderati a riguardo anche se ci sono correnti di pensiero molto più puriste che tendono a differenziare in maniera molto più netta le due discipline. L'importante è comprendere che parkour non è una gara a chi fa il salto più alto o più bello,il parkour è un PERCORSO, senza alcuna forma di competizione fra i praticanti. La competizione è con te stesso per cercare di innalzare il tuo limite dopo aver preso coscienza delle tue possibilità.
I praticanti del parkour, chiamati "traceurs" ovvero "creatori di percorsi", aspirano a superare in modo creativo, fluido, atletico ed esteticamente valido le barriere naturali o artificiali che si trovano sulla loro strada. Per riuscirci utilizzano corse, salti, volteggi, cadute e arrampicate.
Ma il parkour non è solamente un puro esercizio fisico, perché il confronto con gli ostacoli materiali spinge il traceur alla scoperta dei suoi limiti e quindi del suo essere all'interno dell'ambiente che lo circonda. Affrontando la paura spesso ci si accorge che le nostre potenzialità vanno oltre i confini che diamo per scontati.
Per questo il parkour è sia uno sport che una filosofia di vita quotidiana.
Il padre riconosciuto di questa disciplina è il francese David Belle che verso la fine degli anni '80 iniziò a praticare in un ambiente urbano (precisamente a Lisse, un sobborgo di Parigi) le tecniche apprese giocando da bambino nei boschi della campagna francese.

Cai Guo-Qiang
Head On
Guggenheim Museum Bilbao, Spain
2009

Confine: linea costituita naturalmente o artificialmente a delimitare l'estensione di un territorio, di una proprietà (...)
Difesa: protezione o salvaguardia diretta a respingere offese o annullare i malefici effetti di condizioni e situaioni più o meno pericolose o svantaggiose
Ostacolo: mezzo o motivo opposto allo svolgimento di un'azione o all'esplicazione di una facoltà, e valido a ridurne notevomente 'effeto o la portata(...)
Chiusura: cessazione o interruzione del passaggio, della comunicazione o della vista(...)
Divisione: ripartizione, distribuzione
Sostegno: nella tecnica, ogni struttura determinata a contrastare il movimento di una massa(...)
Circondamento: sbarramento condotto tutt'intorno, accerchiamneto
Occultamento: sottrazione totale alla vista o al'intuizione altrui(...)
Costruire: edificare o comporre mediante l'unione o il collegamentodi elementi appositi convenientemente disposti
(dal vocabolario Devoto Oli)
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Ancora più concettuale, ma formale in un intervento che ha come soggetto i muri di un vecchio paesino vicino a Roma, Bocchignano; più precisamente l'obiettivo non è il muro, ma il vuoto che le vecchie mura filtrano tra una pietra sempre diversa e l'altra. Jan riempie questi vuoti irregolari con i mattoncini Lego, sempre uguali tra loro e multicolore, creando piccoli episodi di singolare armonia tra caos e regola all'interno del paese.Nel terzo lavoro gioca con gli specchi riuscendo ad arrampicarcisi egregiamente. L'effetto è proprio quello che si può vedere nella foto; ci prende in giro illudendo il senso sul quale facciamo più affidamento (finchè non vedo non credo), ne siamo consapevoli, ma continuiamo a cascarci. Come un virus che danneggia un immagine, privandone di netto una parte e sostituendone a questa un'altra di forma uguale.
Dispatchwork (Tel Aviv)
Destructif modernization


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Vorrei ricordare, intanto che cerco robe serie, che quel muro di compensato che divide la stanza grande dalla stanza di BNà ancora nasconde due messaggi segreti che abbiamo lasciato io e Pier mentre lo costruivi, e un mio capello attaccato col nastro adesivo che dovevamo vedere se cresceva.
“Non costruire muri, perché sono pericolosi, impara a oltrepassarli”.
Un muro è anche quello che può impedire una reale percezione della realtà (velo di Maya schopenhaueriano) o, sotto forma di mondo irreale e fantastico, celare un sapere che se scoperto diviene un originale metodo di conoscenza di sé (Debailleul e l’uso delle fiabe come forma terapeutica).
In Schopenhauer il velo è sogno, realtà ingannevole che impedisce di giungere alla cosa in sé. Questo filosofo (Danzica 1788-Francoforte 1861) a sua volta si rifà alla tradizione indiana.
Rispetto invece J. P. Debailleul, psicoterapeuta parigino, egli si propone, attraverso l’uso dell’aneddoto e del simbolo che costituiscono il linguaggio della fiaba, di costruire un ponte tra conscio e inconscio attraverso l’abbattimento di quei muri mentali che, sotto forma di condizionamenti, impediscono la libera espressione dell’inconscio appunto.
“C’era una volta una bambina tanto incantevole che, al solo vederla,tutti le volevano bene, ma la sua nonna l’amava più di qualsiasi altra persona e non sapeva più come viziarla. Un giorno le regalò un cappuccio di velluto rosso che le stava così bene che ella non volle più indossare altro e da allora tutti cominciarono a chiamarla Cappuccetto Rosso.
Un giorno, la mamma le disse: “vieni, Cappuccetto Rosso, ecco una fetta di torta e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è malata e debole, e questi doni la riconforteranno. Parti prima che faccia troppo caldo, cammina piano e stai bene attenta a non allontanarti dal sentiero perché potresti cadere e la bottiglia si romperebbe. E per la nonna non resterebbe nulla. E quando arrivi non dimenticarti di salutarla prima di metterti a frugare dappertutto. – farò tutto quello che mi dici-” promise Cappuccetto Rosso alla mamma.
La nonna viveva nel bosco, a una mezz’ora di strada dal villaggio. Sul limitare del bosco Cappuccetto Rosso incontrò il lupo. Ignorando che fosse un animale cattivo, non si spaventò. “Buongiorno Cappuccetto Rosso, disse il lupo. – Buongiorno a te, lupo. – Dove vai così di buon’ora? – Dalla nonna. – E cosa porti sotto il tuo grembiulino? – Una fetta di torta e del vino. La nonna è malata e debole e si riconforterà. – E dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso? – A un buon quarto d’ora da qui, nel bosco, sotto le tre querce. È là che si trova la sua casa. Più in basso c’è un cespuglio di noccioli, dovresti sapere dov’è”, spiegò Cappuccetto Rosso al lupo. Il lupo pensò che quella giovane e dolce bambina fosse un gran bel bocconcino, più gustoso della vecchia,e che con un po’ d’astuzia avrebbe potuto mangiarsele tutte e due. Trottò un momento davanti alla bambina, poi disse: “Cappuccetto Rosso, guarda che bei fiori ci sono tutt’intorno, perché non li osservi più da vicino? Mi sembra che tu non senta nemmeno gli uccellini che cinguettano così gaiamente. Cammini come se stessi andando a scuola, quando invece nel bosco tutto è così divertente.”
Cappuccetto Rosso sollevò gli occhi e, vedendo i raggi del sole danzare tra i rami degli alberi e tutti quei bei fiori, pensò che un mazzolini di fiori avrebbe fatto piacere alla nonna. Siccome era ancora presto e sarebbe comunque arrivata in tempo, sia allontanò dal sentiero per raccogliere dei fiori. Quando ne coglieva uno, ne vedeva un altro che gli pareva ancor più bello del precedente e così facendo si inoltrò nel profondo del bosco, lontano dal sentiero.
Da parte sua il lupo andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta. “Chi è? – Cappuccetto Rosso, ti porto una fetta di torta e del vino. Aprimi! – Spingi il chiavistello, sono troppo debole per alzarmi.” Il lupo aprì, senza proferir parola fece un balzo verso il letto e divorò la nonna. Poi indossò i suoi vestiti, si mise la sua cuffia, si coricò nel letto e tirò le tendine.
Cappuccetto Rosso, che aveva colto così tanti fiori che di più non avrebbe potuto portarne, improvvisamente pensò alla nonna e riprese il cammino. Sorpresa di trovare la porta spalancata, entrò e tutto le parve strano. “Come mi sento impaurita oggi”, mormorò tra sé e sé, di solito vengo così volentieri dalla nonna. Gridò: “Buongiorno!” e, non ricevendo alcuna risposta, si avvicinò al letto scostando le tendine; la nonna, distesa nel letto e con la cuffia abbassata sugli occhi, aveva un aspetto così bizzarro. “Nonna, che orecchie grandi hai! – È per sentirti meglio, bambina mia. – Nonna, che orecchie grandi hai! – È per vederti meglio. – Nonna, che mani grandi hai! – È per prenderti meglio. – Nonna, che bocca grande hai! – È per mangiarti meglio.” Non appena ebbe pronunciato queste parole, il lupo balzò fuori dal letto e divorò la povera Cappuccetto Rosso.
Dopo aver soddisfatto la sua voracità, il lupo si rimise a letto, si addormentò e cominciò a russare sempre più forte. Un cacciatore che passava da quelle parti si domando perché la vecchia signora russasse in quel modo. Pensando che forse non si sentiva bene, entrò per soccorrerla e, avvicinandosi, vide il lupo. “Ecco che finalmente ti ho trovato, miserabile!, esclamò. È tanto che ti cerco.” Stava per imbracciare il fucile quando gli venne in mente che forse il lupo aveva mangiato la nonna e che poteva ancora salvarla. Non sparò, prese delle forbici e tagliò la pancia del lupo addormentato. Prima scorse un cappuccetto rosso che splendeva e la bambina saltò fuori gridando: “Ah, che paura ho avuto; come faceva buio nella pancia del lupo!” diede ancora qualche sforbiciata e venne fuori la nonna, ancora viva anche se respirava a malapena. Cappuccetto Rosso corse a cercare delle grosse pietre con le quali riempirono la pancia del lupo. Quando questi infine si risvegliò, volle trarsi in salvo ma, appesantito dalle pietre, cadde indietro e morì.
Tutti e tre erano felici e contenti; il cacciatore scorticò il lupo e se ne andò con la sua pelliccia, la nonna mangiò la fetta di torta e bevve il vino, sentendosi presto meglio. E Cappuccetto Rosso pensò che mai più si sarebbe allontanata dal sentiero per vagabondare nel bosco.
“Cappuccetto Rosso”, nella versione dei fratelli Grimm, si rivolge a coloro che si adeguano al modo limitato di vivere ciò che sta loro a cuore invitando a liberarsi dei propri muri, delle proprie limitazioni (nella fiaba alla protagonista questo invito sarà rivolto dal lupo mentre la madre farà le veci di quella che “produce condizionamenti” sciupando l’entusiasmo di Cappuccetto Rosso per l’incontro con la nonna con una serie di restrittive nonché inutili raccomandazioni).
Nelle fiabe tuttavia l’ostacolo non è mai un muro invalicabile ma un accesso a risorse impensabili (Cappuccetto sviluppa la capacità di aprire in se stessa un “varco verso la libertà, una breccia nel muro materno” pur mantenendosi vigile).
Marcella
E. Brasey, J.P. Debailleul, Vivere la magia delle fiabe, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2001.
N. Abbagano, G. Fornero, Figure della filosofia. Vol.C Dal Romanticismo al Positivismo, ed. Paravia, 2000.
PhNeil

Questo muro - opera artistica di Stefan Sagmeister - è stato realizzato impiegando 7.200 banane.

Franco Berti
Il suo muro nasce dall’accatastamento dei materiali presenti nell’atelier e lo divide in due.

Venetian industries fest 08
Rivolta-Marghera-VE
(foto PhNeil)


Pol+Pier
(foto PhNeil)
Infart08Bassano




JR+Blu in Berlin
The piece above, a collaboration between JR and BLU is part of "Planet Prozess", a massive urban art event now taking place in Berlin

Blu
Muro palestina
MURO DA PROTEGGERE
MURO DA ABBATTERE
MURO permeato di stucco e tinta, allo scheletro i mattoni, in mezzo fili, condutture, cavi, sostegni.
L'elettricità e la luce, il gas e il calore. E l' acqua. Quindi vita!
Vivo in mezzo a loro, da sempre....io non ci penso mai.
MURO IN SENSO EDILE , come regolazione o attivazione di spazi.
Il punto di vista da cui si può si può analizzare il muro in base al suo design, o al suo contesto, quindi anche in lato estetico/ambientale.
Muro. Quello di cemento. Gli eco mostri. Gli eco sprechi.
Articolo del 10 marzo 2009 su repubblicamilano.it.
In gara gli ecomostri più brutti, scatti con il cellulare
Arriva dalla Lombardia la maggior parte delle segnalazioni inviate al sito www.nonsolopuntaperotti.it. Il concorso a premi, del quale lunedì prossimo si conosceranno i vincitori, mette in gara i "migliori" ecomostri italiani, immortalati rigorosamente con il telefonino. Da ottobre a febbraio gli mms inviati sono stati 91.
A Como una gru segnala che la vista sul lago dalla collina Cardina sta per essere compromessa da nuove costruzioni. A Milano la stazione di San Cristoforo ha tutto l’aspetto di un enorme treno in mezzo alla campagna. E c’è chi ritiene il nuovo Pirellone, che ospiterà la Regione, il principe delle brutture architettoniche. A Seregno, nella piazza stazione ferroviaria, una torre svetta nel cielo fino a confondersi con le nuvole. E poi c’è l’ennesimo centro commerciale (ad Assago), gli sfregi nelle montagne della Bergamasca, i palazzi che nascondono lago e monti nel Lecchese, il casermone che spunta alla Bicocca.
di Davide Carlucci

Muri da proteggere o da abbattere in senso utile. Quelli che proteggono una famiglia, quelli che si costruiscono per accoglierla. Quelli che si proteggono per un'ideologia, per la propria religione.
Quelli che si costruiscono per dividere le nazioni, le etnie.
Il muro ha una dimensione primaria erettiva o distruttiva. Eretto o distrutto per qualsiasi motivo, funzionale, estetico, politico o religioso.
Se penso a muro, mi viene da chiedermi: Perchè è stato costruito? Cosa dietro? Cosa nasconde? Cosa protegge?
Se penso a Gordon Matta Clark, mi viene mente, sorpresa, illusione, dimensione inconscia, gioco, libertà.
"L'atto di aprire spazi artistici illusori con il fine di lavorare col mondo reale" fu un suo riferimento implicito a Fontana.
Gordon Matta-Clark, artista-anarchitetto (Anarchitecture 1974- gruppo di discussione come protesta privata, all'attitudine alternativa verso gli edifici).
Negli anni 60 e 70 era un periodo di unica e piena attività per Matta Clark che riporta in verità un pensiero nuovo, servendosi della decostruzione per la creazione. Spazi reali possibili solo in una mente sognante. Un azione chirurgica spinta da una forza erotico-poetica, che da i vuoti sulle costruzioni riporta a vuoti metaforici e spazi mentali.
Muro.
"Garbagewall" Muro ottenuto con impasto di rifiuti e cemento.
Alcuni tagli

Egle Rakauskaite
In Honey
1996
Performance e video installazione

Marilisa Trevisiol
Laboratori Introduttivi
Spaziolaboratorio
Favaro veneto
Laboratori Introduttivi
Spaziolaboratorio
Favaro veneto

Laboratori Introduttivi
Spaziolaboratorio
Favaro veneto

