Materiali proposti e commentati da Neil Barbisan, Giulia Buono, Valeria Buset, Andrea Cazzolato, Giulia Conzato, Raffaello De Pol, Micaela Leonardi, Gaetano Mainenti, Martina Maitan, Francesca Piovesan ...
File audio del seminario del 16 marzo 2009
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Nascondersi, nascondiglio, nascondere, nascondersi
Giulia Conzato
(leggo più bibbia a decorazione b che quando andavo a catechismo)
Valeria Buset
"Quando ero bambina mi dilettavo a nascondere buona parte dei miei giochi, ogni sorta di oggetto che attirasse la mia attenzione, in ogni tipo di anfratto della casa: dagli spazi bui dentro gli armadi, agli angoli più remoti sotto i letti. Nel momento in cui loro sparivano dalla mia vista, il pensiero e desiderio di loro cercava di svanire altrettanto velocemente.
Lasciavo trascorrere il tempo fluido e leggero..ore..giorni..settimane...
E poi ricordo bene la gioia e il rinnovato interesse che provavo nel ritrovare, diciamo per caso, gli oggetti che avevo deliberatamente nascosto. Dopo tutto il tempo trascorso senza di loro, ai miei occhi essi apparivano diversi, come diversa era la loro valenza. Cambiavano forma, colore e anche significato, erano oggetti del tutto differenti da prima, perché io stessa, dopo averli volutamente nascosti, ero cambiata, ero diversa.[...]"
Micaela Leonardi
Da piccola avevo un libro sui cavernicoli che diceva che i Neandertaliani si potevano considerare veri uomini perchè seppellivano i loro morti con grande rispetto, e io ci scrissi sopra che forse li nascondevano perchè puzzavano.
E ieri ho fatto vedere "Con rumore segreto" di Duchamp ai miei studenti: sono rimasti stupiti del fatto che nessuno lo abbia mai aperto, hanno detto che BISOGNA aprirlo, che loro lo avrebbero aperto, che insomma perchè ma come! Ho dovuto spiegargli che il bello è proprio il mistero: se si scopre qual è l'oggetto perde tutto il suo fascino.
Il titolo è “Con rumore segreto” e per una volta corrisponde ad una semplice realtà, infatti Duchamp chiese a Walter Conrad Arensberg di inserire un oggetto nel gomitolo; Arensberg lo fece e poiché l’oggetto faceva rumore diedero questo titolo all’opera. Arensberg non disse mai a Duchamp cos’era l’oggetto, né lui lo volle sapere: l’ha imbullonato ed è uscito felice come un fringuello ad escogitare cogitazioni mentre raccattava zavagli vicino ai cassonetti del rusco e li chiamava ready-made.Dico che il gomitolo è il suo capolavoro perché è di una semplicità estrema e di una completa complessità.
Il Grande vetro è solo complicato, è molto diverso.
Il gomitolo di spago è un mistero, un segreto, una tentazione irrisolvibile.
Non è chiuso in una teca, c’è il capo del filo che esce e si arrotola con grazia attorno ad uno dei bulloni, come la coda di un gatto attorno alle zampe quando si siede e ti guarda.
Teoricamente basta tirare il capo del filo e srotolare il gomitolo (ovviamente dopo aver sborsato un paio di valigie di miliardi) perché è questo che richiede, di essere srotolato per svelare il suo segreto, ma se lo srotoli l’opera non c’è più e il tuo commercialista ti strangola.

Quando vi toglierete i vestiti senza provare vergogna
Gesù disse: "Non datevi pensiero da mattina a sera e da sera a mattina per ciò che indosserete."
E i discepoli gli chiesero: "Quando ti rivelerai a noi e quando ti potremmo vedere?"
Gesù rispose: "Quando vi toglierete i vestiti senza provare vergogna e ve li metterete sotto i piedi come fanno i bambini e li calpesterete allora vedrete il Figlio del Dio della Vita e non avrete più paura"
......la prima cosa da tenere presente che non avete mai amato voi stessi, altrimenti non avreste bisogno di nascondervi dietro a delle maschere. Voi vi odiate, è per questo che nascondete sempre il vostro vero volto. Se vi odiate, come potete mostrarvi agli altri per quello che siete? Se voi stessi vi odiate, se voi stessi non volete vedervi per quello che siete, come potete mostrarvi, aprirvi agli altri?.....
....questo odio è il fondamento di tutte le maschere: è così cominciate a nascondervi.
I vestiti non esistono per proteggervi dal freddo, quella non che una ragione secondaria. I vestiti esistono per nascondere il corpo, per nascondere la sessualità e l'animale che è in voi. Ma l'animale è vita e tutto ciò che vivo in voi è simile agli animali: per cui dovete nascondere tutto il corpo e lasciar fuori solo la testa. Soltanto la testa- il pensare- non è simile a quella degli animali, per questo la testa è stata accettata. La società sarebbe molto contenta se vi tagliessero via il corpo e rimanesse solo la testa.
...in America anni fa misero in commercio delle bambole col pene e la vagina ed ebbero un sacco di guai con la legge al punto tale che il caso giunse alla Corte Suprema. I giocattoli erano veri giocattoli, una bambina ha la vagina così come ha la faccia, un bambino ha il pene così come ha la faccia. Ma il fabbricante ebbe un sacco di guai: delle bambole con gli organi genitali! Dovette sospendere la produzione...
..perch le vostre bambole non hanno organi genitali se hanno tutto il resto?....
...è giusto che i bambini conoscano tutto il corpo, perchè tutto il corpo è bellissimo, perchè nasconderlo?
Il seme della ribellione volume primo
Commenti ai vangeli apocrifi di San Tommaso
Rajneesh Foundation of Italy editrice


My Luxuria è una gallery di corpi prevalentemente femminili, spogliati degli attributi sessuali ed esibiti come bambole di carne, come oggetti sessuali che hanno perduto le connotazioni pornografiche ma hanno il potere di far riflettere sulla mercificazione del desiderio e della fantasia erotica.
Al pari di tante Barbie, le sue modelle si esibiscono in pose provocanti che rendono manifesta la dissociazione tra le fantasie sessuali maschili e la reale natura dei rapporti intimi quotidiani. Non male per un occhio tanto interessato ai comportamenti umani da andare a cercarli ovunque, anche tra la folla che popola i matrimoni.
"...un po' semplificata la questione della distanza può essere esposta in questi termini: la donna anoressica è orgogliosa di tenere così bene in pugno il proprio organismo e i propri bisogni. Si eleva sugli altri con un onnipotenza che la protegge, si nasconde dietro ad uno schermo impenetrabile per non essere toccata, quindi potenzialmente ferita. Il corpo oltre a rappresentare fieramente questo controllo ossessivo, manifesta la volontà di scomparire, di nascondersi agli altri..
...la donna bulimica accetta solo la propria immagine perfetta e rifiuta il vero Io,che quasi non conosce e di cui teme il manifestarsi, quindi lo nasconde, a se stessa ed agli altri. Nei suoi attacchi di fame si impone questa sua parte diversa, sconosciuta, che è lontana dalle sue pretese di perfezione e che bisogna rendere innocua, tappandole la bocca.
...la donna grassa, obesa, si isola fisicamente grazie ad una barriera protettiva, dato che non riesce a farlo a livello psichico, essa si nasconde servendosi del corpo, tenendo gli altri a distanza per la medesima paura del rifiuto e della ferita, si maschera..."
La maschera nei sogni non nasconde, ma rivela le istanze nascoste nel subconscio, il suo aspetto e la sua “copertura” puntano l’indice su qualcosa che può essere riportato alla luce.
"La piena contrapposizione a sguardo è rappresentata dalla dalla parola maschera.
La maschera o larva, è qualcosa che ha una certa somiglianza col volto, che si presenta come volto, che si spaccia per volto, ed è preso come tale, ma che dentro è vuoto, sia nel senso materiale, fisico, sia quanto a sostanza metafisica. Il volto è la manifestazione di una certa realtà e si apprezza appunto come mediatore fra conoscitore e conosciuto, come l'aprirsi alla nostra vista e alla nostra intelligenza della realtà conosciuta.
[...]
Non dobbiamo badare per niente all'antica destinazione sacra delle maschere e all'accezione e all'accezione corrispettiva della parola stessa - larva, persona, perché allora le maschere non erano quali noi le concepiamo, bensì un genere d'icone.Quando la sacralità si esaurì e decompose [...] nacque la maschera nel senso odierno, cioè come inganno intorno a ciò che di fatto non è, mistica soperchieria, che perfino nelle circostanze più frivole ha un certo sapore di terribilità.
E' caratteristico che la parola larva assumesse già per i Romani il senso di corpo astrale, di inasis, di impronta insostanziale lasciata dal morto, cioè di forza oscura, impersonale, vampiresca, che si mantiene grazie alla forza rianimante del sangue e d'un volto vivo, a cui questa maschera astrale possa attaccarsi, risucchiando e presentando questo volto come il proprio essere. E' notevole che nelle più svariate dottrine si esprime perfino nella terminologia una completa uniformità quanto al principio fondamentale - della pseudorealtà di questi resti astrali: in particolare nella Cabbala si chiamano klippoth - gusci - come anche nella teosofia.
(continua poi associando il vuoto come forma di insostanzialità al male, al maligno, all'impuro; è interessante sapere cosa invece ne pensano i Giapponesi a proposito del vuoto)
[...]
La manifestazione fenomenica della persona ne estirpa il nucleo essenziale e così svuotandola ne fa guscio.
[...]
E' staccando la manifestazione fenomenica dalla sostanza che il peccato s'introduce nello sguardo,[...] il volto è questa luce mescolata alla tenebra, è questo corpo esposto a situazioni che ne deturpano con piaghe la bella forma.Come il peccato s'impadronisce della persona, il volto cessa d'essere la finestra da cui si effonde la ""luce di Dio"": essa mostra semmai ancor più nitidamente le macchie di sporco sul cristallo; il volto si stacca dalla persona, dal suo principio creatore, perde vita e s'irrigidisce in una maschera dominata dalla passione.
[...]
Viceversa la sublime ascesa spirituale accende nel volto uno sguardo luminoso, cancellando tutta la tenebra: tutto ciò che nel volto non è coniato, e allora il volto diventa il proprio ritratto artistico, ritratto ideale, elaborato dal vivo materiale a opera della suprema fra le arti, "
Occulto: lat. OCCULTUS part.pass. di COULERE sottrarre con un velo agli occhi altrui, nascondere, che gli etimologisti latini trassero da OB dinanzi, contro e COERE- p.p. CULTUS - venerare, rispettare (v. Culto): ma che invece staccasi da un tema CAL-, al quale fa capo il lat. cl-am (per cal-am)...
Amentit, la dea dell'Occidente, fu un'antica divinità funeraria che venne riprodotta su sarcofaghi e papiri in atto di proteggere il defunto, porgendogli talvolta i simboli di vita, stabilità e potenza. Fu raffigurata sotto forma di donna sulla cui testa si nota l'insegna dell'Occidente: il falco che appoggia sul suo piedistallo, e che costituiva anche l'ideogramma del suo nome. Qualche volta, al posto della testa, recava soltanto questo simbolo che designava l'occidente. Il suo nome deriva dal valore fonetico imn, che vuol dire "occultare" e significa per traslato la "terra nascosta, la regione dei morti, la necropoli". A questa divinità si rivolgeva il sacerdote durante il rito funebre. Come luogo di culto ebbe Imu o Pa-neb-amu, capitale del III nômo del Basso Egitto. Durante la V dinastia fu identificata con Osiride che portò il titolo "Signore dell'Amentit". La dea Amentit era anche una delle forme di Mut, e talvolta veniva assimilata a Hathor, Iside e Mersegert.

Sewing machine, wool and string
object: 355 x 605 x 335 mm
sculpture
Purchased 2003
T07957
The title of this work, which can be translated as ‘The Enigma of Isidore Ducasse’, refers to a nineteenth-century author better known by his pseudonym, the Comte de Lautréamont. The work was inspired by Ducasse’s famous phrase ‘Beautiful as the chance meeting, on a dissecting table, of a sewing machine and an umbrella’. The Surrealists saw this simile, describing the surprising conjunction of disparate elements, as a model for Surrealist images in art and poetry. Man Ray used a real sewing machine as the wrapped object. The original example, now lost, was exhibited in the 1936 Surrealist exhibition of objects.
Deriva da cafouma, vocabolo sei-settecentesco, vallone, che significherebbe "soffiare una folata di fumo in faccia a qualcuno, per disorientarlo, per annebbiarlo". Secondo altre fonti, l'origine sarebbe veneta, da camuffare, "ingannare", "imbrogliare", "nascondere". Nel Cinquecento i camuffi di Rialto erano i ladri di Venezia (Della Casa): tipi "scaltri, infidi, mascalzoni".
Tra le varie possibili etimologie, è sembrata poeticamente più efficace quella che deduce il termine da carmare, verbo con la stessa radice di carmen e da cui proviene charme (l'infisso con -uffo costituirebbe soltanto una modifica gergale). Il camouflage sarebbe un incanto gettato sulle cose, perché abbiano un senso diverso da quello consueto. È l'equivalente dell'inglese to get a spell , "gettare un incanto".


Nei lavori di fotografia, video e azioni site-specific, l’artista esplora le possibilità di far sparire le persone dall’ambiente della strada ed interni.

Foggia meticolosamente un'attrezzatura completa che permetterà al suo corpo di mescolarsi nel dipinto quando sta in piedi davanti a lui. Poi, Opgenorth ritorna al museo e, come se fosse una performance di teatro di guerriglia

Se ci si trova in situazioni di pericolo, basterà estrarre l’abito da una borsa ed indossandolo ci si trasformerà in un distributore di bibite, in un tombino o in un estintore pubblico.






Alfabeto, 1965
Serigrafia su carta
cm. 89 x 35
Corinaldi Collage Collection, Milano

Pagina, 1967
Tempera su carta
cm. 20 x 11
Corinaldi Collage Collection, Milano
Gli hikikomori sono persone che si privano della paura degli incontri (forse) e che trovano una dimensione vivibile solo attraverso un nickname isolandosi sempre di più. Indossano una maschera, diversa, con una funzione simile a tutte le maschere. Queste, infatti, non si indossano per celare un’identità, ma per mostrarne una precisa.
Nascondersi è parte di un gioco in cui si spera di essere trovati, in cui si cerca attenzione in cui si vuole emergere come individuo.
L’identità di chi chatta è la stessa della vita reale? In una chat parole chiave come interazione e appartenenza plasmano il comportamento dell’utente caratterizzandone la sua fruizione. Scelto il proprio nickname si è fautori di se stessi disponendo di una immagine anonima, liberi di agire come “secondo io”.
VOCE e VOLTO: elementi di un individuo che ci rivelano la sua identità. La finestra di una chat, il display di un telefonino ce ne privano, una telefonata ci concede di ascoltarne solo la voce.
La sua presenza viene garantita dal nickname in una chat, dalla voce in una telefonata, dal testo in un sms e dal corpo dietro una maschera.
L’INDIVIDUO C’E’, MA LA SUA IDENTITA’ E’ NASCOSTA.
Dopo dieci anni di inutile assedio i greci, seguendo un piano ideato da Ulisse, finsero di rinunciare alla conquista della città e di tornare alle proprie sedi, lasciando sulla spiaggia un enorme cavallo di legno, per placare gli dei e propiziare il viaggio di ritorno in patria. All'interno del cavallo erano però nascosti i più valorosi guerrieri greci, guidati da Ulisse. I troiani, felici per lo scampato pericolo, trascinarono il cavallo all'interno delle mura, nonostante Laocoonte e la profetessa Cassandra, assieme ad alcuni presagi, avessero sconsigliato di farlo.
Di notte, mentre i troiani dormivano, i greci uscirono dal cavallo ed aprirono le porte della città ai propri compagni. Questi, dopo essersi nascosti con le loro navi dietro un'isoletta vicina di nome Tenedo, erano di nuovo sbarcati sulla spiaggia di Troia. Penetrati nella città, i greci colsero di sorpresa i troiani, che furono facilmente sopraffatti. Troia fu data alle fiamme.

nascondersi non per vergogna (Adamo ed Eva si coprono per la consapevolezza acquisita del fatto d'esser nudi) il nascondersi lo interpreto in un magico segreto, appropriarsi di una "fetta" di spazio nella quale non si può esser visti, un luogo nel quale si può far pensare ad altri di far qualcosa quando in realtà se ne fa un'altra, un posto giusto per se stessi oppure per un gruppo di persone.
non per forza un nascondiglio deve essere un luogo spaziale immobile, come ad es. un angolo, un armadio, un albero, penso che un nascondiglio lo si possa trovare anche all'interno di un auto o in un casco viaggiando in motorino (ho scoperto che molte persone trovano sfogo nell'urlare all'interno del casco, è molto comune questa pratica, ed è pure simpatica, si urla nascosti dietro una visiera, all'interno di un contenitore, forse nessuno può sentirti, forse nessuno si accorge del tuo urlare), è allo stesso tempo uno sfogo e un rifugio, è un piacere del non essere visti. di non essere esposti.
- ci si nasconde per gioco, ci si nasconde da adulti, uno spazio riservato all'innalzare le barriere esterne e abbassare quelle interne.
- nascondersi conserva un'alta carica di adrenalina.
- sotterrare oggetti "preziosi" e conservarne la loro memoria
- dimenticare il luogo del nascondiglio
- Cosa si nasconde nel fondale delll'acqua dello specchio di Narciso?
di Roberto Papetti
Un gioco che fanno ancora e che piace fino al punto che alcuni bambini dicono essere il più bel gioco del mondo, è il nascondino. La notizia meriterebbe la prima pagina dei giornali e bisogne-rebbe farne l'elogio come lo scrittore Bontempelli in Adria e i suoi figli : " E' il più bel gio-co del mondo”. Non basta fare a nascondersi, non basta fare a rincorrersi. E' un gioco compli-cato e disteso come una rete. Ecco: c'è un centro, un punto di partenza, e si chiama "la tana". Tirato a sorte il cacciatore, costui si mette con la faccia bendata contro la tana, che sarà un albero, un angolo di siepe, uno spigolo di muro; gli altri in punta di piedi vanno a nasconder-si, chi qua chi là, mentre colui conta, forte a ritmo lento che è ben fissato dalla tradizione, fi-no a trentuno. Alberi, siepi, prati, muri, aiuole; e non un vivente: lui può credersi rimasto solo al mondo. Guarda lo spazio come fa l'avvoltoio, fiuta come il leopardo, ondula come un ser-pente, poi si slancia. Di qualcuno dei suoi lepri sa già ove s'è appiattito: straordinaria l'intui-zione che i ragazzi hanno di questo. Ma non basta andare a scoprire la lepre nel nascondiglio. Qui il gioco si complica. Il cacciatore nella sua ricerca ha dovuto allontanarsi, ha fatto qual-che svolta, non ha più la via e forse neppure la visuale diretta della tana. Ora il lepre scoperto balza e fugge, e se riesce a raggiungere lui la tana, il cacciatore è perduto, l'altro trionfa e può di là proclamare libero chi vuole, anche tutti:- Liberi tutti! -."
Nascondersi, apparire o sparire, esserci e non esserci, guardare senza essere visti, cacciare ed essere cacciati, emozioni in corse forsennate e all'ultimo fiato verso una tana che è salvezza o cattura.
Una delle avventura più emozionanti che possa capitare ad un adulto è ascoltare i bambini che raccontano dei loro nascondigli. Meglio ancora giocare con i bambini come capita talvol-ta e di nascondere le cose per loro nel gioco della "Totopapaveromania". Consiste questo gioco nel nascondere decine e decine di cose o piccoli biglietti in un ambiente circoscritto e di portare i bambini a ritrovarli. E' esaltante osservare come percepiscano un mondo fatto a gruviera, pieno di pertugi, buchi, fessure e interstizi problematici o angoli inconsueti, di an-fratti progettati forse da dibbuk, folletti o minuscole fattucchiere. Peraltro scoprendo che le cose che più si nascondono sono sotto gli occhi di tutti, Edgard Allan Poe nella Lettera ruba-ta, dando voce ai pensieri dell'investigatore August Dupin, dice forse la stessa cosa dell'astu-to ministro che ha nascosto la lettera rubata proprio in evidenza su un portacarte della scri-vania.
" Egli non poteva essere, riflettei, così sciocco da non vedere che gli angoli della sua casa sa-rebbero stati tanto aperti quanto i ripostigli più comuni agli occhi, alle sonde, ai succhielli, ai microscopi del prefetto: vidi infine, che sarebbe stato portato per istinto, se non addirittura indotto per libera scelta, alla semplicità." Il prefetto e i poliziotti infatti non riuscivano a tro-vare ciò che accuratamente cercavano e che paradossalmente era sotto i loro occhi.
Quando si sta sotto nel gioco del nascondino è ricorrente affidarsi all'intuito e cercare là dove sono i posti ovvi e consueti.
Ogni bambino conosce nascondigli perfetti ma che riconosce diversi con le stagioni; ci so-no i nascondigli d'estate e quelli della stagione fredda, e ad ogni ritorno, crescendo, è un ri-tornare e ritrovare luoghi determinati dai ricordi.
I nascondigli più vissuti dai bambini sono quelli dove si può osservare il mondo degli adulti senza essere visti. Dove sono queste tane segrete? " Sotto il tavolo"," sopra il divano con una coperta sopra", "dietro al porta del gabinetto". Questi nascondigli interessano per la loro cen-tralità nella vita quotidiana degli adulti, per la possibilità di diventare osservatorio, e di rea-lizzare un gioco importante: sparire e essere lì, allontanarsi moltissimo ed essere vicinissimi. Si possono comparare la possibilità di molti bambini normali con le ridotte possibilità dei bambini handicappati, che non riescono a nascondersi o per le condizioni del loro handicap o perché vengono immediatamente riportati in vista, temendo che possono farsi male. Questo confronto fa riflettere sul "come sono quando non ci sono”?
Se guardiamo con attenzione i bambini nel quadro di Brughel il Vecchio vediamo i bambini sempre presenti in un modo che sembra sempre possibile il loro nascondersi, la ricerca di un nascondiglio in cui essere apparentemente dimenticati per poter meglio osservare " come è il mio mondo quando non ci sono". Tutto il contrario di quanto accade oggi nella società dello spettacolo dove i bambini sono sottoposti invece ad un " effetto vetrina" per il consumismo in cui la vita si propone. Effetto vissuto come necessità; ci viene imposto infatti di metter in mostra tutto, e ritenere che quello che non appare sullo scenario mediatico sia morto e dimen-ticato. Una vita totalmente esibita allo sguardo fa male ai bambini e agli adulti... si potesse tornare al gusto di nascondersi sotto un tavolo, dietro un cespuglio del giardino, in una tana segreta e inaccessibile.






