Materiali proposti e commentati da Neil Barbisan, Giulia Buono, Andrea Cazzolato, Gaetano Mainenti, Martina Maitan, Nereo Marulli, Stefano Zatti ...

 

File audio del seminario del 9 marzo 2009

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Intro 1: Presentazione del progetto "Monumento al Sorriso" - Agnes Winter

Intro 2: Presentazione del progetto "Quelli che...Cison" - Raffaello De Pol, Giulia Buono, Valeria Buset

 

Il fuoco è una forma di combustione. La parola fuoco è comunemente riferita alla combinazione di un bagliore brillante coordinato ad una grande quantità di calore emessa durante un rapido processo autoalimentato di ossidazione esotermica di gas combustibili rilasciati da un combustibile.

Le fiamme sono un corpo gassoso che rilascia calore e luce. I fuochi si accendono quando un carburante è soggetto a calore o altra forma di energia, ad esempio un fiammifero o accendino, e sono alimentati da successive scariche di energia termica, finché tutto il carburante combustibile non è stato consumato. 

Fonte

 

Luce, il fuoco è luce che per millenni ha illuminato le notti degli uomini. 

Calore, il fuoco è calore che riscalda l'uomo e il suo cibo.

Brucia, il fuoco brucia e consuma, distrugge.

 

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

 

 

 

Dopo aver vissuto per 500 anni (secondo altri 540, 900, 1000, 1461/ 1468, o addirittura 12954/ 12994), la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo — grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che stabiliva per prove ed errori). Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice nell'arco di tre giorni (Plinio semplifica dicendo "entro la fine del giorno"), dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l'albero sacro,

«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra»

- peraltro si dice anche che dalla gola della Fenice giunse il soffio della vita (il Suono divino, la Musica) che animò il dio Shu.

 

 

 

 

Certamente il fuoco è la vita, il fuoco è la metamorfosi, il sacro, del resto come tu sai il fuoco è un simbolo di grande risonanza già dal mondo greco. Io provengo dalla filosofia e quando penso al fuoco penso a Eraclito, al fuoco che muta ma resta sempre ciò che è, che si trasforma ma non perde mai la propria identità: è anche questo, il fuoco.
Il fuoco è la luce. Fuoco è bruciare, ma è anche la cenere che resta e questo resto - che non si può ulteriormente bruciare - rappresenta anche qui un’immagine di speranza: per quanto si possa bruciare, rimarrà per sempre qualcosa. È un po’ lo stesso tema.

Roberto Carifi Fonte

 

 

"questo mondo, che è lo stesso per tutti, nessuno degli dèi o degli uomini l’ha creato, ma sempre fu, è e sarà fuoco eternamente vivo che con ordine regolare si accende e con ordine regolare si spegne"

Eraclito (fr. B 30)

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Aristotele affermò che l'archè secondo Eraclito fosse il fuoco. In alcuni frammenti effettivamente sembra che Eraclito sostenga questa tesi: il fuoco, condensandosi, diventa acqua e poi terra dopodiché esso può rarefarsi per tornare ad essere acqua e, in seguito, fuoco; quindi tutto ha origine e fine nel fuoco. Questo permetterebbe di collegare Eraclito con le ricerche naturalistiche dei filosofi di Mileto. In realtà, però, è probabile che il riferimento al fuoco vada inteso in senso più metaforico. In questo elemento fisico sembra infatti mostrarsi la teoria ontologica di Eraclito. Il fuoco è sempre vivo, in continuo movimento. È in ogni momento diverso dal momento precedente, ma allo stesso tempo sempre uguale a se stesso.

 

Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sregolarsi di tutti i sensi.
Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca egli stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni, per conservarne soltanto le quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto, - e il sommo Sapiente! - Poiché giunge all'ignoto! Avendo coltivato la propria anima, già ricca, più di ogni altro! Giunge all'ignoto, e anche se, sbigottito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe viste! Crepi pure, in quel balzo tra le cose inaudite e ineffabili: altri lavoratori orribile verranno; cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro è crollato! (...)
Dunque il poeta è veramente rubatore di fuoco.

J.N.A. Rimbaud, Lettera a Paul Demeny, 1912. In: Opere, a cura di D. Grange Fiori, Milano, 1975, pp. 450-59

Fonte

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
Prometeo, convocato in qualità di arbitro per stabilire quali parti di un toro sacrificato spettassero agli dei e quali agli uomini, squartò l'animale, lo tagliò a pezzi e ne fece due parti. Agli uomini riservò i pezzi di carne migliori, nascondendoli però sotto la disgustosa pelle del ventre del toro. Agli dei riservò solo le ossa che celò in un lucido strato di grasso. Fatte le porzioni, invitò Zeus a scegliere la sua parte; il resto doveva andare agli uomini. Zeus accettò l'invito e si servì della parte grassa, ma vedendo le ossa abilmente nascoste, si infuriò lanciando una terribile maledizione su costoro: da quel momento gli uomini sacrificheranno agli dei e offriranno loro le parti immangiabili dell'animale sacrificato, consumandone le carni, ma i mangiatori di carne diverranno per questo mortali mentre gli dei rimarranno i soli immortali. Lo sfrontato raggiro doveva comunque essere punito e Zeus, senza colpire direttamente Prometeo, tolse il fuoco agli uomini e lo nascose. Prometeo si recò da Atena affinché lo facesse entrare di notte nell'Olimpo e appena giunto, accese una torcia dal carro di Elio e si dileguò senza che nessuno lo vedesse.  Secondo altre leggende, egli ritrovò la torcia nella Fucina di Efesto, ne rubò qualche favilla e, incurante delle conseguenze, la riportò agli uomini. Venutolo a sapere, Zeus promise di fargliela pagare. Così ordinò ad Efesto di costruire una donna bellissima, la prima del genere umano, alla quale gli dei del vento infusero lo spirito vitale e tutte le dee dell'Olimpo la dotarono di doni meravigliosi. Si racconta che Zeus la inviò da Epimeteo affinché punisse la razza umana, alla quale Prometeo aveva dato il fuoco divino. Epimeteo, avvertito dal fratello di non accettare regali da Zeus, la rifiutò; cosicché Zeus, più indignato che mai per l'affronto subìto prima dall'uno poi dall'altro fratello, decise di punire ferocemente il Titano e tutti gli uomini che egli difendeva. Il padre degli dei fece incatenare Prometeo, nudo, con lacci d'acciaio nella zona più alta e più esposta alle intemperie del Caucaso e gli venne conficcata una colonna nel corpo. Inviò poi un'aquila perché gli squarciasse il petto e gli dilaniasse il fegato, che gli ricresceva durante la notte, giurando di non staccare mai Prometeo dalla roccia. Epimeteo, dispiaciuto per la sorte del fratello, si rassegnò a sposare Pandora, ma essa si rivelò tanto stupida quanto bella, perché sventatamente e per pura curiosità aprì un vaso che Epimeteo teneva gelosamente custodito, nel quale Prometeo aveva chiuso tutti i mali che potessero tormentare l'uomo: la fatica, la malattia, la vecchiaia, la pazzia, la passione e la morte.

 

"L’angelo del Signore gli si manifestò in una fiamma di fuoco, in mezzo a un roveto. Mosè osservò che il roveto era tutto una fiamma ardente, ma non si consumava" .

Bibbia (Esodo 3, 2)

 

 

 

 

 

 

Immagine tratta dal frontespizio di una raccolta di opere di Raimondo Lullo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2 Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3 Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4 ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. 5 Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. 7 Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? 8 E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? 9 Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, 11 Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”. 12 Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l’un l’altro: “Che significa questo? ”. 13 Altri invece li deridevano e dicevano: “Si sono ubriacati di mosto”.

Atti degli Apostoli, Capitolo 2 (1-47)

 

 

 

 

 

 

The Pentecost (particolare)
GIOTTO di Bondone
1320-1325
egg tempera on poplar, National Gallery, London.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le danzatrici estatiche di Euripide "portavano fuoco sulla testa e non le scottava" (757). Altrove, i danzatori estatici fanno la stessa cosa. Nella Colombia Britannica ballano tenendo in mano carboni ardenti e ci giocano temerariamente e se li mettono persino in bocca; lo stesso fanno nel Siam, nell’Africa del Sud, a Sumatra ed in Siberia dichiarano di essere invulnerabili finché il dio resta dentro di loro, appunto come erano invulnerabili le danzatrici sul Citerone (Baccanti, 761).

Fonte

 

Culto del Fuoco
Il culto del fuoco deriva dalla natura spirituale della luce. Risale alla preistoria e il suo simbolismo è polivalente. In tutto il mondo si adora il fuoco come viva immagine del Sole, Agni, Vita.
I romani adoravano il fuoco come una divinità familiare: una Vestale presso un altare sopra il quale ardeva il fuoco, oppure una donna che teneva un vaso pieno di fuoco. Numa Pompilio istituì il culto del fuoco affidato alle Vestali, affinché alimentando il fuoco nel tempio circolare, ne beneficiasse il mondo intero.

Esso è il fuoco che Prometeo rubò in Cielo, quello che Vulcano adoperava per fabbricare i fulmini di Giove e le armi degli dei, la cintura di Venere, il trono d'oro del Sovrano dei Cieli, ecc.ecc.
Esso fu infine simbolizzato a Roma con il fuoco di Vesta, così scrupolosamente custodito che le giovani Vestali, venivano punite con la morte qualora lo avessero lasciato spegnere.
I Filosofi Siriani e Caldei erano soprannominati i filosofi del fuoco. Essi avevano per questo elemento un rispetto che sembrava essere una specie di culto, del quale del resto si trovano tracce in tutta la mitologia e poesia dell'Asia e dell'Europa.

Questo fuoco ermetico e filosofale considerato come l'artefice meraviglioso della metamorfosi più singolare del mondo fisico,questo taumaturgo potente, solo agente capace di compiere la trasmutazione dei metalli, non è altro che l'energia che penetra tutto, che anima tutti i corpi fisici, e che quei filosofi consideravano come il più straordinario dei poteri occulti della natura. Essi dicevano che questo fuoco, generatore del fuoco Ordinario che produce la luce e la fiamma, è una essenza (fluido) Universale, visibile e sensibile - UNIVERSALE poiché l'energia è l'anima del mondo che essa vivifica; Visibile nel suo terzo sviluppo, il calore.

Simboli del fuoco
Triangolo con la punta verso l’alto. Il simbolo del Fuoco ricorda la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un'azione centrifuga, invadente e conquistatrice.
Il Fuoco di per sé ha d'altronde le tendenze impetuose dell'energia maschia, incita alla collera e sarebbe portatore di distruzione, se non fosse moderato dagli altri Elementi combinati.
Alla forza ascensionale del Fuoco si oppone infatti in primo luogo l'Acqua, che scorrendo verso il basso va a riempire ogni spazio vuoto o cavo. Rinsalda quel che il Fuoco dilata. La sua azione è dunque centripeta o costruttiva; invece di elevarsi verticalmente come il Fuoco, si espande in orizzontale. Tende cosi al riposo, alla calma, il che consente di accostare la sua passività alla dolcezza femminile.
L'unione del Fuoco, triangolo con la punta in su, e dell'Acqua, triangolo con la punta in giù, forma il simbolo dell'anima umana, ambivalenza ed equilibrio; simboleggia l'ermafrodita per i Greci. Allacciando i due triangoli formiamo una Stella con sei raggi. Essa sarà il Simbolo dell'Evoluzione e dell'Involuzione, dell'eterna stretta della Forza con la materia il cui prodotto è il Ritmo.
La Materia seduce la Forza e l'involve, la Forza ispira la materia e l'evolve, e noi siamo i figli di questi perpetui amori."

La Svastica è un simbolo sacro antichissimo. La croce a quattro braccia terminanti con un segmento ad angolo retto a sinistra è riferito al tempo e allo spazio. Indica lo scorrere delle Quattro Stagioni, i Quattro Punti Cardinali, le Quattro Posizioni dell'Orsa Maggiore rispetto alla Stella Polare. In India esso è conosciuto soprattutto come simbolo solare e viene chiamata Ruota del Sole.

Altri simboli e significati:
Il fuoco rappresenta la forza profonda che permette l'unione dei contrari e l'ascensione alla sublimazione, esso è il motore della rigenerazione periodica della Natura.†
Vita animica, potere creativo, gagliardia animale e istintiva sono le forme essenziali della potenza dell'elemento Calore.
I fuochi del mondo terreno, quello intermedio e celestiale del Sole, il fuoco comune, il fulmine e quelli materiali adoperati per líeliminazione di materie.

Lo Spirito, fuoco interiore nell’Umano è nello stesso tempo conoscenza penetrante dell’intelletto individuale, e illuminazione o distruzione dell'involucro.

La condizione dell'essere nella Vita terrena, corrisponde al sogno e allo stato sottile dell'Esistenza, e deriva dal vigore del Fuoco. In tutte le sue manifestazioni vitali, il fuoco si esprime con scintille e vampe, e si mostra (a Sé stesso) sotto l’apparenza luminosa, e si compiace.

Il Fuoco celestiale e Fuoco animale, formano le due direzioni psichiche nella creatività cosmica del Calore. La creatività del fuoco amorevolmente orientato, segna il passo più importante dell'umano nello Spirito Sapiente del Cosmo e allontana sempre più l'Uomo e la Donna dalla condizione animale.

Il triangolo infuocato, fiamma che sale verso il Cielo raffigura lo slancio del sapere curioso, verso la spiritualizzazione cosmica.

L'Intelletto nella sua forma evolutiva segue lo Spirito, come la Terra segue il Sole.
Il fuoco, in quanto brucia e consuma, è parimenti un simbolo di purificazione e di rigenerazione. Rappresenta la purificazione attraverso la comprensione cosciente, nella forma più spirituale, attraverso la luce e la verità.

L’elemento è rappresentato dall'Io dell’Essere, il suo calore forma la personalità del soggetto e il suo aspetto, la sua apparenza fisica, lo stato mentale, le disposizioni e le sue tendenze istintuali.
Il Fuoco conduce la mente all’atto ed all'azione psichica.
Forma l’individualità e lo sviluppo della personalità, lo spermatozoo, il principio delle situazioni, l'inizio delle cose, la reazione e la causa.

L' elemento fuoco simboleggia fondamentalmente il calore, la secchezza, il movimento rapido e l'estrema leggerezza e rarefazione. Era considerato una manifestazione delle qualita` del caldo (espansione,un movimento che tende a proiettarsi verso l'esterno) e del secco (che asciuga, assottiglia).

Come per altri Sabba, anche per Calenda il fuoco ha importanza rilevante: le streghe accendono i loro falò nei boschi e sulle colline ed attendono in silenzio attorno al tepore di quella sacra fiamma che gli spiriti dei defunti che hanno ricordato si congedino da loro in pace. All'alba del primo novembre ogni antica strega accendeva la propria torcia dal fuoco del Sabba e con la stessa riaccendeva il proprio focolare di casa come buon auspicio di luce per l'inverno da trascorrere

Fonte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:
...la vestale non poteva essere perdonata, ma neppure uccisa da mani umane, in quanto sacra alla dea. Se perdeva la verginità o lasciava spegnere il fuoco sacro, la Vestale veniva dunque frustata e poi vestita di abiti funebri e portata in una lettiga chiusa, come un cadavere, al Campus sceleratum, che era situato presso la Porta Collina ma ancora dentro le mura. Là veniva lasciata in una sepoltura con una lampada e una piccola provvista di pane, acqua, latte e olio, il sepolcro veniva chiuso e la sua memoria cancellata. Il complice dell'incestus subiva invece la pena degli schiavi: fustigazione a morte.

 

 

 

 

Giulia Buono

Tempio di Vesta


2009

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono ragioni per credere che il "riscaldamento" con mezzi magico religiosi costituisce un'esperienza estremamente arcaica. Infatti un gran numero di primitivi si rappresenta il potere magico religioso come "bruciante" e lo esprime con termini che significano "calore", "bruciore", "molto caldo" ecc. E’ per questo motivo che i medicine-men e gli sciamani bevono acqua salata o drogata e mangiano piante estremamente piccanti: in questo modo loro si sforzano di aumentare il loro calore interno...
Siamo dunque alla presenza di un' esperienza magico-religiosa fondamentale universalmente attestata ai livelli arcaici della cultura: l'accesso alla sacralità si manifesta, tra l'altro, in un aumento prodigioso di "calore"...
Dobbiamo soltanto aggiungere che la "padronanza del fuoco" si traduce indifferentemente sia in "calore interno" che nella insensibilità alla temperatura della brace. Nella prospettiva della storia delle religioni, queste diverse imprese di coraggio mostrano che la condizione umana è stata abolita e che lo sciamano, il fabbro, il guerriero partecipano, sul piano che è loro proprio, a una condizione superiore. Le rispettive iniziazioni, pur seguendo vie radicalmente diverse, perseguono lo stesso fine: far morire il neofito alla condizione umana e risuscitarlo a una condizione nuova, transumana.

Mircea Eliade - La nascita mistica. Riti e simboli d'iniziazione - 1980, Morcelliana Editore

Fabio

Franco

Manifesto 2007

Foto Neil

 

 

 

 

Veronica  Felli

Fuochi rituali in Friuli

Ed. Circolo Culturale Menocchio
Maggio  2003

 

 

 

 

 

Mosaico
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Lo stesso termine mosaico è di origine incerta: alcuni lo fanno derivare dal greco µουσαικόν (musaikòn), "opera paziente degna delle Muse"; in latino veniva chiamato opus musivum, cioè "opera delle Muse" oppure "rivestimento applicato alle grotte dedicate alle Muse stesse". Il richiamo alle Muse è dovuto all'usanza degli antichi romani di costruire, nei giardini delle ville, grotte e anfratti dedicati alle Ninfe (ninpheum) o Muse (musaeum), decorandone le pareti con sassi e conchiglie. Quindi musaeum o musivum indica la grotta e opus musaeum o opus musivum indica il tipo di decorazione murale. In seguito si affermò l'uso dell'aggettivo musaicus ad indicare l'opera musiva.

 

 

 

 

 

 

Chiesa di Santa Maria e Donato, Murano

Pavimento musivo, 1140 circa

 

 

 

 

 

 

 

International firedancing festival
Teatro del fuoco

 

 

The Crucible's Fire Arts Festival

 

 

 Burning Man

 

Headless Point
DAN DAS MANN + KAREN CUSOLITO

 

 

Artaud vi porta il fuoco, buca qua e là la carta per mezzo di un fiammifero, e le tracce di perforazione bruciante appartengono ad un’opera nella quale è impossibile distinguere tra il soggetto della rappresentazione e il supporto di questo soggetto, negli strati del materiale, tra il sopra e il sotto, dunque tra il soggetto e il suo al di fuori, la rappresentazione e il suo altro. Ne va proprio di una distruzione.

Jaques Derida, Antonin Artaud - Forsennare il Soggettive, Abscondita, Milano, 2005, pp 41.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NV: Ci sono tre oggetti in ceramica madreperlata nera. Sono riproduzioni dei resti carbonizzati dell’installazione presentata al MAN di Nuoro (n.d.r. “Untitled”). Poggiano su dei giacigli di cera/vino rosso/terra. Nove sculture in alluminio che riproducono nove rami d’albero su cui poggiavano alcune candele. I lavori che staranno alle pareti sono fatti utilizzando la luce di quelle candele. In mostra sopra a questi rami in alluminio poggerrano altre candele. Unica luce in mostra insieme a quella della video proiezione fatta su uno schermo di plexiglass specchiante che riflette parte dell’immagine nella stanza. La proiezione è una ripresa di una grossa pira…….

LLP: Parlando del video… Cosa ti affascinava del ritrarre un oggetto come la pira bruciarsi lentamente?

NV: La storia del fuoco. Il suo potere catartico e suggestivo. Come un percorso a ritroso e ancora una volta l’idea di trasformazione di diventare altro..

LLP: ..in senso simbolico..

NV: inevitabilmente. Il fuoco non può essere slegato dalla sua simbologia, purtroppo. Ma se potessi, vorrei che i simboli che utilizzo riportassero alla necessità inziale di definirli.

Fonte

 

 

 

 

Cai Guo-Qiang

'Light Passage - Autumn'

Photo: Tadahisa Sakurai

Dopo l'inaugurazione, nell'ora del tramonto, alle 19,45, i visitatori saranno invitati a recarsi a Sardagna, presso il Centro Congressi Panorama dell'Opera Universitaria sull'altura che domina la città, utilizzando la funivia o un servizio di pullman appositamente allestito. Da li' si vedrà la città in basso e davanti al cimitero si innalzeranno dei fuochi d'artificio colorati. Visti dall'alto essi saranno come dei fiori che si aprono rapidamente, a somiglianza di dalie, peonie, crisantemi: un omaggio ai defunti che riposano nel camposanto. Due telecamere riprenderanno i fuochi: una dall'alto di Sardagna, l'altra dal cimitero, mostrando il punto di vista dei vivi e quello dei morti. L'azione intende far riflettere - secondo le parole dell'artista - sulla sottile linea di confine tra "la vita e la morte, il visibile e l'intangibile, l'arte e il rituale quotidiano, la città del passato e quella del futuro, la vetta della montagna e la città sottostante, avvicinando gli opposti".
La performance Ethereal Flowers, che dà il titolo alla mostra, dal giorno successivo sarà esposta in galleria col titolo Heaven on Earth, con una proiezione dei due punti di vista su due schermi arcuati.

Fonte

 

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 "La sua opera è contrassegnata da una forte aspirazione alla conquista", spiega Fabio Cavallucci, curatore della mostra e Direttore della Galleria di Trento. "Come artista che non si limita a rappresentare il mondo ma intende modificarlo, Cai Guo-Qiang ambisce all'espansione, all'allargamento, al coinvolgimento di spazi fisici e di menti umane". Solo un tipo così poteva pensare, complice di nuovo il fuoco, di allungare di 10mila metri la Grande Muraglia cinese con una miccia gigantesca distribuita da decine di volontari, e solo uno come lui poteva invitare visitatori e personale del museo a farsi un bagno nella vasca "Cultural melting bath" allestita al Queens MoMa di New York e a Nahoshima. Perché, spiega ancora Cavallucci, "Cai aspira anche ad essere un grande taumaturgo". E qui torna la sua origine cinese, l'idea dell'uomo come parte integrante dell'universo, la necessità di individuare le linee di energia che collegano l'io al mondo, ma anche l'idea dell'arte come divenire (concetto più occidentale che orientale) che fa comprendere l'uso del fuoco, il bisogno di distruggere per far rinascere qualcosa.

Fonte

 

 

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1961. Esposizione Yves Klein: Monochrome und feuer, al Museum Haus Lange di Krefeld, (fontane di fuoco nel parco). Prime grandi serie di Peintures de feu al Centro Sperimentale del Gas di Francia. Pitture di fuoco ed acqua. Impronte antropometriche del fuoco. 

Recentemente sono diventato una sorta di affossatore dell’arte (molto curiosamente, in questo momento utilizzo le stesse parole dei miei avversari). Alcune delle mie opere più recenti sono delle bare e delle tombe. E nello stesso tempo io riuscivo a dipingere col fuoco, utilizzando a questo scopo delle fiamme di gas particolarmente potenti ed essiccanti, alcune delle quali raggiungevano tre o quattro metri di altezza. Sfioravo con esse la superficie del dipinto, in. modo tale da registrare la traccia spontanea del fuoco.

Il mio proposito è quindi duplice: in primo luogo registrare l’impronta della sentimentalità dell’uomo della civiltà di oggi; e poi registrare la traccia di ciò che precisamente aveva generato questa medesima civiltà, cioè la traccia del fuoco. E tutto questo perchè il vuoto è sempre stato la mia preoccupazione essenziale; io sono sempre ben sicuro che, nel cuore del vuoto come nel cuore dell’uomo ci sono dei fuochi che bruciano.

Tutte le realtà in sè contraddittorie, sono autentici principi di una spiegazione dell’universo. Il fuoco è veramente uno di questi principi autentici che sono essenzialmente contraddittori gli uni agli altri, essendo nello stesso tempo dolcezza e tortura, nel cuore e nell’origine della nostra civiltà. Ma che cosa provoca in me questa ricerca della sentimentalità attraverso la fabbricazione di super-tombe e di super-bare? Che cosa provoca in me questa ricerca dell’impronta del fuoco? Perchè bisogna, che io ne cerchi la traccia stessa? Perchè tutto il lavoro della creazione, senza tener conto della sua posizione cosmica, la rappresentazione di una pura fenomenologia tutto ciò che è fenomeno si rappresenta da se stesso. Questo manifestarsi è sempre distinto dalla forma, ed è l’essenza dell’immediato.

Fonte

 

 

 

 

 

 

 

 

Yves Klein

Pitture di fuoco

1961

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scuola del Tintoretto
Ritratto di un procuratore
16th secolo
Dipinto incendiato
Gallerie dell'Accademia
foto Claudio Franzini